martedì 24 novembre 2015

Formazione "anti-gender": la svolta integralista della Direzione del Centro polifunzionale Don Calabria

La crociata contro l’ideologia gender entra in un corso di formazione rivolto ad operatori e volontari del Centro Polifunzionale Don Calabria. 


I seminari formativi sono stati organizzati dalla Direzione e sono rivolti a tutto il personale - operatori e volontari. Sebbene il personale non sia obbligato a partecipare, la presenza è tuttavia "caldamente consigliata", eufemismo per edulcorare la natura coercitiva della partecipazione, evidente anche dalla raccolta firme effettuata. 

I relatori rappresentano il meglio che la "crociata antigender" può mettere a disposizione: Gianfranco Amato (avvocato, presidente dei "Giuristi per la vita" che da mesi percorre la penisola in lungo e in largo con toni semi-apocalittici sul pericolo gender), Massimo Gandolfini (neurochirurgo e neuropsichiatra nonché vice-presidente dell’Associazione "Scienza e vita"), Chiara Atzori (Medico infettivologo, membro dell’Associazione "Scienza e Vita") e altri professionisti immancabilmente legati alle associazioni "Scienza e vita" e/o "Movimento per la vita". 

Su segnalazione di alcuni persone, indignate per la scelta dei relatori e per l’assenza assoluta di contraddittorio, abbiamo assistito al primo incontro con Amato, avvocato, che ha parlato per più di due ore di "ideologia gender", mettendo in atto quel già conosciuto one man show durante il quale sproloquia di temi legati al "genere" sui quali farebbe meglio ad informarsi, poiché poco hanno a che fare con la sua professione e la sua formazione e molto invece con la sua appartenenza ai movimenti cattolici integralisti. 

Durante le due ore, Amato ha messo in atto quel già rodato mix di citazioni decontestualizzate, di immagini fuorvianti prese dalla moda, dai siti di associazioni LGBT e da locandine di alcune mostre fotografiche - "ree" di indagare questioni legate al genere. Il tutto per veicolare come sempre l’idea di "complotto omosessualità  volto a minare alla base la famiglia tradizionale e la differenza sessuale. Solite anche le argomentazioni sulle quali fa leva Amato e le emozioni che intende suscitare: prima fra tutte la paura del plagio condotto nei confronti dei bambini che richiama, a suo dire, i tentativi dei regimi totalitari del secolo scorso di educare la nuova generazione secondo i suoi dettami ideologici (il nostro MIUR viene esplicitamente paragonato al Ministero dell’Istruzione Pubblica e Propaganda del Nazionalsocialismo). 

Non mancano i richiami alla pedofilia - fantasma sovente associato all’omosessualità e troppo poco agli ambienti parrocchiali - e neanche l’attacco alle forme di famiglia non tradizionali.La conferenza si è svolta alla presenza di volontari e operatori professionali (comprendenti le più svariate figure, dal fisioterapista alla neuropsichiatra) che hanno assistito al one man show senza la possibilità di intervenire, né di fare domande.  Fortunatamente la temperatura in sala ci è parsa tiepida, nonostante l’adesione convinta del Direttore della struttura che ha introdotto l’incontro presentandolo come un’occasione preziosa per venire a conoscenza di un pericoloso complotto tenuto nascosto dai media e dai politici... lo stesso direttore che, dopo già due ore di one man show, si è poi avvicinato all’avvocato chiedendogli di parlare del caso del liceo Giulio Cesare di Roma, rivelando la perfetta conoscenza dei cavalli di battaglia dell’avvocato e mirando a scioccare la platea con due citazioni dal libro Sei come sei della Mazzucco che descrivono un rapporto orale tra adolescenti - vicenda raccontata, come sempre, in maniera distorta e decontestualizzata.

L'avvocato ha parlato per più di due ore, esibendo le sue doti oratorie ma non riuscendo a convincere tutti/e, tanto che, scadute le due ore obbligatorie di presenza, il personale ha cominciato a uscire dalla sala. Come sempre non è stato lasciato alcuno spazio alle domande.
Ci chiediamo quale sia l’intento della Direzione, come mai abbia scelto un corso di formazione su questi temi e come mai abbia scelto questi professionisti, non semplicemente cattolici ma integralisti e ferventi sostenitori della crociata anti-gender, e se non fosse invece il caso di proporre percorsi di aggiornamento sulle nuove famiglie, ad esempio, oppure sull’educazione di genere. 

Invitiamo dunque gli operatori e le operatrici a farsi portatori di tali proposte, indubbiamente più utili per chi lavora con il pubblico perché in linea con l’andamento pluralista e laico della nostra società. Li/le invitiamo, inoltre, a boicottare l’intero corso di formazione.

La Comitata Giordana Bruna