venerdì 31 luglio 2015

Il gender, i bambini e le bambine, i genitori, la scuola

Va premesso che il gender e la teoria/ideologia del gender sono una mistificazione scorretta delle gender theories (teorie del genere) e dei gender studies (studi di genere) che intenzionalmente viene mantenuto in inglese per fornire una migliore ambiguità a tutta la costruzione ideologica che si sta sviluppando da anni su questo tema.


La questione posta dalla mamma nell’articolo Gender: «Non usate i bambini per rivendicare i vostri diritti» pone una domanda di fondo: chi si deve occupare dell’affettività, della sessualità e della relazionalità dei bambini e delle bambine? Se riteniamo che i figli e le figlie siano proprietà della famiglia e dei loro genitori (biologici o affidatari/adottivi) questo porterrebbe solo a loro, ma se i bimbi e le bimbe sono la futura società adulta e se frequentano le scuole, specie se pubbliche e se poi usano i servizi sociali e sanitari, allora la risposta non può che essere che tutti e tutte abbiamo la responsabilità di fornire elementi e strumenti a questi cuccioli umani per crescere con una visione del mondo aperta e disponibile, non asfittica e oscurantista.


La “questione gender” non pertiene al “mondo” lgbt ma ad ognuno e ognuna di noi, perché i diritti sono parte essenziale di ogni cittadino e cittadina. Non solo, ma se questi bimbi e bimbe non possono avere un franco confronto su cosa significhi affettività, relazionalità e sessualità è assai probabile che crescano sessisti, omotransfobici (o per meglio dire omotransnegativi), razzisti. Razzismo, sessismo, omotransnegatività sono le facce di una stessa medaglia, il protrarsi di una cultura che vede privilegiato il maschio bianco eterosessuale, unico essere che può decidere, a cominciar dal papa e dal clero cattolico, su questioni inerenti l’educazione, la gestione della società, la destinazione del futuro delle persone. Il bullismo e il cyberbullismo sono l’espressione estrema di un continuo stillicidio nei confronti di tutti e tutte coloro che per qualche ragione non sono considerati/e soggetti adatti a far parte della maggioranza di potere. Ed ecco che si scatenano battute (perché il bullismo è anche verbale), discriminazioni, violenze psicologiche e fisiche contro il/la diverso/a per abilità, per orientamento, per atteggiamento, per disponibilità economica, per genere, per religione, etc.
La scuola pubblica ha il diritto dovere di insegnare, oltre alle materie curricolari, la convivenza civile e questa passa attraverso il riconoscimento e il rispetto delle diversità. Pensare che insegnare ai bambini e alle bambine che ci sono varie forme di famiglia, che ognuno/a di noi proviene da una cultura diversa, che abbiamo religioni differenti, che i nostri corpi sono vari (per sesso anatomico, per abilità, per colore e per età), che l’amore è coniugabile in molti modi non significa togliere niente a nessuno, ma anzi allargare l’orizzonte di questi piccoli umani che non dovranno sottostare alla dittatura eterosessista e integralista. Saper usare un preservativo in modo adeguato può evitare gravidanze precoci indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili (educazione che viene fatta di solito dalla 3^ media alle superiori e non prima). Conoscere che le famiglie possono essere diverse da quelle che la cultura cattolica occidentale ci impone può consentire di non percepire come minacciose varie forme di amore genitoriale (che non c’entra nulla con la pedofilia di cui spesso invece il clero si è macchiato). Sapere che l’autoerotismo in pubertà e adolescenza, ma anche prima seppur in altra forma, è un comportamento naturale che non va represso o frustrato, ma compreso e accettato, aiuta i ragazzi e le ragazze a crescere pensando alla sessualità come a una forma di amore e non piuttosto di dominio (per i maschi) e di manipolazione (per le femmine).
Nessuna lobby LGBT e femminista sta sovvertendo il mondo, il mondo è già stato sovvertito dal potere patriarcale e capitalista.
La Comitata Giordana Bruna
Pubblicato il 30/07/2015 su Verona In qui